“THE BIG SHAVE” di MARTIN SCORSESE

Il rito di passaggio di un giovane autore


“The Big Shave” è un cortometraggio del 1967 diretto da Martin Scorsese.

Il terzo cortometraggio dell’autore italoamericano allora venticinquenne studente universitario, è anche noto con il nome “Viet ’67”. Un corto molto concettuale e simbolico che faceva già intravedere le grandi qualità di uno dei più grandi registi di sempre che ha cambiato il modo di intendere il cinema, influenzando generazioni di cineasti ed ha evidentemente ispirato  il nome del nostro collettivo.

Quella del cortometraggio è una storia senza parole. Solo la musica accompagna l’interpretazione di Peter Bernuth che si rasa ripetutamente in un’unica scena ambientata dentro un bagno. Una scena sempre più sanguinosa dove il crescente ritmo del montaggio rende la violenza psicologica e fisica del gesto.

La musica rilassante, che fa da contrappunto alla violenza del film è “I Can’t Get Started” di Bunny Berigan del 1937.


Gelida e abbagliante la fotografia di Ares Demertzis che rende ancora più evidente il contrasto del sangue rosso rispetto ad ogni altro elemento della scenografia minimale e rassicurante.

Per un adolescente la rasatura è da considerare come un rito di passaggio all’età adulta, una convenzione sociale (ancora più sentita e obbligata fino a qualche anno fa). Questo gesto naturale, che tendenzialmente viene attuato quotidianamente, è anche per sua natura pericoloso nascondendo il forte rischio di farsi del male da soli.

Il corto ribalta quindi la percezione che abbiamo di questo gesto e dell’utilizzo dello strumento (il rasoio) mettendo in evidenza solo la sua forza distruttiva. Un corto semplice ma dal forte impatto.

Molti critici cinematografici, spinti dal titolo alternativo del corto e dalle dichiarazioni dello stesso regista, hanno interpretato il processo di automutilazione del giovane come una metafora del coinvolgimento autodistruttivo degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.

La naturalezza e l’ostinazione ossessiva con la quale il protagonista continui a radersi anche se già rasato e anche se sanguinante, continua con naturalezza e ostinazione ossessiva davanti allo specchio. Il corto è una metafora del masochismo inutile e fine a se stesso della guerra.

Il film è stato prodotto alla Tisch School of the Arts della New York University per un corso di produzione cinematografica chiamato Sight & Sound Film. Un piccolo capolavoro, l’inizio di una grande avventura.

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