Apocalypse now: schermo nero, le fiamme e poi di nuovo lo schermo nero.


Quando il maestro ci insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.

“Va bene. Allora mi parli di Apocalypse Now…”
“Si, dunque… Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola, musica dei Doors.
“Mh…
“Dunque. Il film comincia praticamente con una foresta incendiata. E mh si sopra tanti elicotteri che camm– cioè che volano e sotto la musica dei Doors… “This the end TU TU TU. Tutta una bella scena molto… Forte.”
“Quanto è costato il film?”
“Un sacco di soldi!! Solo di elicotteri avranno speso tipo un milione di dollari…”

Potremmo fermarci qui nel nostro goffo tentativo di raccontare quanto sia importante e unico il film di Coppola.

Un’alternativa potrebbe essere quella di lasciarvi qui sotto il link dell’inestimabile lezione di cinema condotta da Vittorio Storaro e organizzata dalla Cineteca di Bologna durante la quale l’impareggiabile direttore della fotografia italiano ci parla del film e della sua realizzazione.
Vi invitiamo a guardare l’intervista – e anche il film ovviamente – perché lascia lì una caterva di perle e dice tra le tante cose una frase molto significativa (detta dal DOP che era l’unica persona che riusciva a vedere il film durante le riprese considerando le tecnologie di allora): “Ogni volta che si vede questo film si impara sempre qualcosa di nuovo…”.

Per farsi un’idea di cosa c’è stato dietro questo capolavoro immane non basterebbe neanche vedere il prezioso documentario/dietro le quinte “Viaggio all’inferno” girato dalla moglie del regista (Eleonor Coppola) durante i tre anni di lavorazione del film.

Per chi non lo sapesse, Apocalypse Now narra le vicende del capitano Benjamin L. Willard, un ufficiale dell’esercito americano che da tre anni in Vietnam svolge operazioni speciali per la CIA. Willard dovrà uccidere il colonnello Kurtz che, impazzito, sta combattendo una sua guerra privata ai confini con la Cambogia. Questa è la storia, semplice, lineare, forse pure scontata di questo film colossale e indescrivibile.
Film tratto da “Cuore di tenebra – Heart of Darkness”, racconto dello scrittore polacco-britannico Joseph Conrad sulla storia del viaggio per risalire il fiume Congo, la pellicola trasla la risalita del fiume dall’anima oscura non più nell'”Africa nera” ma nella remota giungla cambogiana durante la guerra in Vietnam.

Il film è qualcosa di molto più profondo e mistico rispetto a quello che sembra voler raccontare la trama. La pellicola è un trattato filosofico visionario espresso attraversi il linguaggio della forma d’arte più sensoriale che l’uomo sia mai riuscito ad immaginare, e per questo motivo è un film che non può essere raccontato e che difficilmente poteva essere immaginato anche dallo stesso Coppola. Il film è stato un manifestarsi di un’idea di grande uomo condivisa da grandi persone.


Un trattato filosofico dicevamo, sulla naturale interdipendenza tra luce e tenebra, tra sole e ombra, tra civiltà e abominio bestiale, tra evoluzione e involuzione, tra ricerca del cambiamento tramite la rivoluzione e l’instaurarsi dell’ancien régime sotto nuove spoglie. Inoltre il tema di fondo politico e morale è evidente il tutti gli incontri episodici di Willard che si imbatte in situazioni via via sempre più irreali, sequenze metonimiche degli aspetti della pazzia di un’intera e inutile guerra che non porta ordine, ma solo caos e coazione a ripetere di azioni folli.

Come potrete approfondire guardando il documentario di Eleonor Coppola, quello di Francis Ford Coppola è anche uno dei film più travagliati nella sua realizzazione della storia del cinema, il set fu colpito da un tifone tropicale che costrinse il regista a sospendere la lavorazione; durante le riprese, Martin Sheen ebbe un attacco di cuore e dovette essere sostituito dal fratello in alcune scene. Ci vollero 16 mesi per completare queste scene. Marlon Brando si presentò sul set (dopo mille paturnie) senza mai aver letto Conrad ed in imbarazzante sovrappeso. Ah dimenticavo Harvey Keitel (che doveva interpretare Williard) venne licenziato a riprese iniziate…
Il budget iniziale era di 12 milioni di dollari, ma Apocalypse Now finì per costarne tre volte tanto. Coppola mise a rischio di fallimento la propria casa di produzione cinematografica e addirittura impegnò la casa dove abitava con la sua famiglia per poter continuare il montaggio infinito del film (all’inizio erano 4 i montatori che lavoravano contemporaneamente all’edizione del film).

Ci vollero due anni per montare Apocalypse Now, ma Coppola lo presentò a Cannes in versione non ancora definitiva. Ugualmente, il film vinse la Palma d’Oro ex aequo con “Il tamburo di latta”, e successivamente vinse due Oscar su otto nomination: alla fotografia (di Vittorio Storaro) e al sonoro curato dall’innovatore Walter Murch. Un articolo a parte esigerebbe il contenuto del suo libro/bibbia “In un batter d’occhi”.

Il capolavoro di Coppola, è un’opera immensa dove arte e sforzo produttivo s’intrecciano in modo indissolubile.
E’ un inesorabile viaggio negli abissi della mente umana.
E’ l’Apocalisse, la fine del mondo, la nascita di un nuovo modo di pensare il cinema, è la genesi del cinema moderno.

E quindi come recita l’ultimo monologo di Kurtz prima dell’orrore definitivo: “Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei. Ma non avete il diritto di chiamarmi assassino. Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore. L’orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore ed il terrore morale ci sono amici. In caso contrario allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici… “

E per chi avesse voglia di ascoltare la voce di Coppola ecco un’altra splendida lezione organizzata dalla Cineteca di Bologna:

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